mercoledì 28 gennaio 2015

Il Predestinato di Alessandro Nardone

Alessandro Nardone è l'autore dei romanzi "Ti odio da morire" (caso editoriale del 2011 e vincitore del premio Fondazione Minoprio)  e "La destra che vorrei", ed è ora in libreria e nei digital stores con "Il Predestinato".

www.nardone.org


Da Il Predestinato, incipit           

 C’è chi passa la vita ad inseguire i propri sogni, e chi fa di tutto per scacciarli, per fuggire da loro. Ma andiamo con ordine. Adoro i gabbiani. Ricordo che da piccolo passavo ore ed ore ad osservarli, giù al molo di San Pedro.

Adoravo perdermi nelle loro traiettorie, e mi sembrava di cogliere il senso delle loro grida, al punto da riuscire a distinguerle, a seconda del momento della giornata. Ad esempio, verso sera, quando le luci del tramonto coloravano l’oceano di un rosso sfavillante, loro amavano rincorrersi e sfidarsi a chi riuscisse a compiere le evoluzioni più temerarie, esattamente come facevamo noi bambini in sella alle nostre Bmx. Passavamo giornate intere a scorrazzare su e giù per il porto, ci divertivamo come matti, io e Matt. Stavamo sempre insieme, dalla mattina alla sera. Ogni tanto, però, sentivo il bisogno di starmene un po’ per i fatti miei, e me ne andavo su una panchina del Fish Market, ad osservare i miei amici gabbiani. Sue, la cameriera del locale, trovava sempre cinque minuti per portarmi qualche marshmallow e starsene lì con me, a raccontarmi le storie di quando era piccola, e passava le giornate in barca con suo padre, che faceva il pescatore. Mi diceva sempre che le sarebbe piaciuto trovare un ragazzo della sua età a cui piacesse starsene lì sul molo, a godersi quello spettacolo insieme a lei, ma che erano tutti bacati e quindi preferiva starsene da sola. Adoravo passare quel momento della giornata insieme a lei, anche se i miei amici mi prendevano in giro e dicevano che era roba da femminucce, starsene lì a guardare il tramonto ed i gabbiani.

Già allora me ne fregavo, di quello che dicevano gli altri, anche se erano i miei amici per la pelle. Anzi, siccome volevo loro bene, mi auguravo per loro che un giorno avrebbero capito quanto sia importante riuscire a cogliere la bellezza e l’importanza di alcuni, semplici, momenti della nostra vita. Poi venne quello stramaledetto giorno, quando mia madre mi disse che nel giro di qualche settimana avremmo lasciato la California, perché papà aveva ricevuto, direttamente dal Presidente Reagan, un importante incarico nel consolato americano in Italia. «Alex, in Europa staremo benissimo, Roma, poi, è una città fantastica, ti piacerà. Vedrai, ti farai un sacco di nuovi amici».

Non trovai la forza per piangere e nemmeno quella per risponderle, niente di niente. L’unica cosa che, d’istinto, riuscii a fare, fu quella di saltare in sella alla mia bicicletta e di andarmene giù al porto.

Me ne stavo rannicchiato su una panchina, con le braccia attorno alle ginocchia, e non volevo saperne di niente e di nessuno. Mentre guardavo i gabbiani provavo un immenso senso di nostalgia, come se quei posti, quegli odori e quei colori non mi appartenessero già più, mi sentivo fuori luogo, anche se quella era ancora casa mia. Poi pensavo ai miei amici, alla scuola, ed a quei tramonti passati insieme a Sue. Tutto finito. No, non era giusto. Ad un certo punto mi sentii toccare sulla spalla, girandomi speravo di trovare Sue, invece era la piccola Maggie, la figlia dei nostri vicini di casa, che aveva un anno in meno di me. Non avevamo mai parlato tanto, io e lei, però ci sorridevamo spesso, ogni volta che ci vedevamo.

Era strano. Anche quella volta non mi disse niente, si mise a sedere di fianco a me, e mi prese per mano.

Restammo a guardare il tramonto ed i gabbiani, in silenzio, insieme.

Era il 10 ottobre del 1986.

lunedì 5 gennaio 2015

At the Southbank



South Bank è la zona di Londra che si trova tra Waterloo Station e il Tamigi e sotto il Waterloo Bridge, sulla sponda sud del Tamigi, si vendono libri antichi e libri usati, volumi di letteratura e storia inglese, libri d'arte e libri di poesia, antiche stampe e fotografie, cartine geografiche e molto altro ancora.
Qui at sixes and sevens, At the Southbank è dove trovare curiosità libresche, vecchie interviste di scrittori, autori sconosciuti che nessuno legge, libri poco noti.

domenica 4 gennaio 2015

La pioggia di maggio


La pioggia di maggio che mi ricorda
l’autunno; gli schizzi delle auto
la velocità di una vita che insegue
il giorno e nel rapido silenzio
che passa, il lento tamburellare
dell’acqua sull’asfalto: lenta
è la saggezza e non conosce il tempo.
Oggi i colori avvolti in un grigio pensoso,
l’odore della pioggia e delle foglie bagnate
sono un giorno un po’ stanco e senza ore
che ha voglia di raccontare più che fare.
E racconta Dio e il mondo,
e racconta l’uomo e i suoi pensieri.
E io l’ascolto.
Tra cielo e terra in un lento respiro
l’indefinibile coscienza dell’essere.

About us


at sixes and sevens (at67) è dedicato ai migliori scrittori indie italiani. Ci sono fantastici autori indie che non hanno la visibilità che meritano e qui at sixes and sevens vogliamo dare loro la giusta attenzione.

Perché ci occupiamo di scrittori indie? perché esistono senza permesso e non hanno alcun rispetto per la gerarchia.

VISIONE
1. la lettura è divertimento
Ci piacciono i racconti e le poesie, le cose brevi che colpiscono duro; ma non facciamo i sofistici tra ciò che ci piace leggere e ciò che merita di essere letto. E anche voi che navigate tra queste pagine, lasciatevi alle spalle la vostra idea di letteratura, e divertitevi; pensiamo che la letteratura vada gustata con entusiasmo.

2. i cambiamenti passano attraverso le rivoluzioni dei linguaggi e delle forme 
non vogliamo fare di at67 una rivista letteraria. Vogliamo che at67 sia un posto accessibile a tutti, in qualsiasi momento, dove leggere buona letteratura indie. Perché gli autori indie hanno portato una ventata d'aria fresca nella panorama letterario, con tutto il loro coraggio nel provare cose nuove.

3. amiamo la letteratura che sfida la sensibilità classica
Amiamo incondizionatamente tutto ciò che è bizzarro, sperimentale, che offre forme inusuali di narrazione o di poesia. C'è spazio per tutti in questo divertente parco giochi che è la letteratura indie.

4. vogliamo essere inclusivi
Non ci interessa il mercato e non ci interessa essere compiacenti verso nessuno. Ci interessa che ogni scrittore e ogni lettore possa trovare qualcosa di sé qui at67

Ogni critica è bene accetta, e se avete in mano una pietra, scagliatela pure... atsixes67sevens@gmail.com

Che fine ha fatto Champion La Vie?



Qualche volta capita di perdersi.

E’ la storia di Vivì, un bel levriero da esposizione e un nome lungo lungo da nobilcane: Champion Boheme C’est La Vie. Vivì.

Vivì sparì, inghiottita dalla Grande Mela, al Kennedy International Airport. I suoi padroni non hanno mai smesso di cercarla e senza farne una questione di soldi. Hanno promesso di pagare bene chiunque li avesse aiutati a ritrovarla. Da allora fioccano telefonate:

“Hello...”

Avvistata a breve distanza di tempo in 45 punti diversi della città: Vivì vagabonda, Vivì tra i vicoli del Queens; Vivì dietro un’ombra allungata a un angolo di strada; Vivì, la sua apparizione nei cimiteri più popolare di quella dei fantasmi.

Quel che è certo di tutta questa storia... è che Vivì l’hanno vista aggirarsi a Central Park insieme a un coyote e un alligatore come un piccolo zoo in fuga nel fitto della giungla d’asfalto; ma forse non erano insieme ma separati, ognuno per conto proprio come gatti.

Oh, Manhattan, Manhattan. Sogno di evasione tra le vie di Broadway.